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Un obiettivo ancorato nell'anima - Skill Academy

Un obiettivo ancorato nell’anima

Diritto di Contare

Un obiettivo ancorato nell’anima

I film sono per me una fonte inesauribile di stimoli, soprattutto quelli che raccontano storie poco conosciute o storie molto conosciute viste da un angolo diverso.
È già stato così per RACE, dal quale ho tratto spunti utili sul concetto del gruppo dei pari, è stato lo stesso per tanti altri film, è lo è ora per “Il diritto di contare”.

Un film, due trame

In questo caso c’è una storia conosciutissima, quella del programma spaziale della NASA, e una meno conosciuta, di alcune protagoniste che hanno cambiato letteralmente la storia.
Infatti la trama utilizzata per promuovere il film narra di tre scienziate afro-americane, Katherine Johnson, Dorothy Vaughn e Mary Jackson, che nella Virginia segregazionista degli Anni 60 lavorano alla NASA e la cambieranno dall’interno.
Come ho anticipato, c’è anche la seconda trama più ampia: il sogno di un’intera generazione del superamento dei limiti fisici con la conquista dello spazio da parte dell’uomo. Obiettivo che ha messo alla prova due intere popoli, USA e Russia, che hanno partecipato a questa una surreale competizione.
Queste due trame, in parte parallele tra loro, mi hanno fatto scattare la scintilla di una riflessione sul concetto di obiettivo.
Nel coaching sappiamo quanto sia importante fissarsi degli obiettivi. Alle volte è più difficile perché anche un obiettivo chiaro può rivelarsi solo un meta-obiettivo, cioè un mezzo per arrivare a un altro obiettivo. Gli strumenti, ad ogni modo, ce li abbiamo tutti. È importante che un obiettivo abbia determinate caratteristiche e sia soprattutto esplicitato, fattori che ci predispongono mentalmente al raggiungimento.

Gli obiettivi personali

Durante il film ho invece notato come l’obiettivo personale, e anche quello collettivo, delle tre fantastiche scienziate non è mai stato esplicitato chiaramente, se non in qualche battuta.
È altrettanto vero che mi è sempre stato evidente:

Farcela.
Farcela come donne.
Farcela come donne di colore.
Farcela per influenzare.

E ci arrivano tutte e tre: diventano le prime in qualcosa, diventano un esempio, ce la fanno anche quando gli altri “spostano il traguardo” (citazione del film.

E qui il film mette in dubbio alcune mie convinzioni o quantomeno mi fornisce una prospettiva diversa: l’obiettivo non deve essere per forza esplicitato o condiviso, MA l’obiettivo deve essere ancorato all’anima e ai valori. Solo e soltanto così sarà la traccia che ci guida, il traino nei momenti di difficoltà, la spinta che ci fa spostare le montagne.

L’obiettivo collettivo

Poi la seconda trama ci raccontava l’obiettivo della NASA, in questo caso esplicitato con una divertente battuta “come giustifichiamo un programma spaziale che non mandi qualcosa nello spazio?”.
E nonostante ci fosse una nazione intera a spingere, ci fossero le menti più prestigiose del Paese e ingenti investimenti, non si trovava il modo di raggiungerlo. Ancor peggio perché i molti tentativi andati male, non consentivano di fare dei passi avanti.
Cosa fa quindi il responsabile del progetto Al Harrison (interpretato da Kevin Costner)?
Fa quello che un bravo Coach consiglierebbe: CAMBIA.

Cambia le regole.
Cambia le procedure.
Cambia l’approccio.
Cambia la squadra.

Diritto di Contare

E arriva anche lui all’obiettivo.
Perché se non ottieni il risultato che vuoi, è impensabile raggiungerlo facendo le stesse cose.
È quindi importante ricordare a noi stessi, tutti i giorni, che determinazione e perseveranza sono differenti da cocciutaggine e rigidità.

E come facciamo a tenerlo presente?
Nel film, il responsabile Al Harrison, davanti ai ripetuti tentativi non riusciti, chiede di “guardare oltre ai numeri” per creare qualcosa che non è mai stato fatto prima.
Questo possiamo fare, guardare oltre il nostro stesso obiettivo.
Ci consente di valutare le opzioni e differenti approcci.
Ci consente di capire se c’è un obiettivo ancora più grande da raggiungere in qualche altro modo.
Ci consente di mantenere intatta la perseveranza senza perdere di flessibilità.

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Giammarco D'Orazio

Mental Coach in sport e business, formatore, professionista della comunicazione con 20 anni di esperienza. Specializzato in Personal Branding
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