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Limiti invalicabili che si sgretolano - Skill Academy

Limiti invalicabili che si sgretolano

Nike Breaking2 2017 Kipchoge arrivo

Limiti invalicabili che si sgretolano

Sono un appassionato di sport ma in tanti lo seguono in modo superficiale quindi devo fare un’introduzione doverosa.
Lo sport crea un punto di contatto fortissimo tra l’emozione e i limiti fisici che l’uomo può raggiungere e superare. Ad esempio correre la maratona in meno di due ore è considerato un limite invalicabile almeno per i prossimi 10-15 anni (l’attuale record è 2 ore, 2 minuti e 57 secondi) .

Queste sfide sono anche ora oggetto di “marketing” da parte delle grandi aziende, come Nike ed Adidas, che hanno dichiarato di lavorare a progetti per portare gli atleti a superare in generale questi limiti e più nello specifico quello della maratona.

I limiti nello sport

I cosiddetti limiti invalicabili, soprattutto nello sport, sono stati oggetto di una ricchissima letteratura, come di diversi film (ricordate The Race di cui ho già scritto?). Perché in fondo è l’uomo che vuole confrontarsi con se stesso.
Nel 1968 fu ad Jim Hines a correre per la prima volta i 100 metri piani in meno di 10 secondi; oppure  nel 1985 fu Sergei Bubka a saltare più di sei metri con l’asta.
Il limite più “famoso” soprattutto per chi fa il nostro mestiere è quello abbattuto da Roger Bannister che nel 1954 corse per la prima volta il miglio sotto i 4 minuti, un limite ritenuto da tutti fisiologicamente invalicabile. L’esempio di Bannister viene comunemente utilizzato per spiegare come i limiti sono spesso solo mentali, dato che nell’anno successivo decine di atleti corsero il miglio sotto i 4 minuti e più velocemente di Bannister.

La maratona in meno di due ore

Qualche mese fa la Nike annuncia che sabato 5 maggio 2017 all’Autodromo di Monza avrebbe tentato di scendere sotto il limite delle due ore nella maratona e le reazioni sono state di due tipi:

“ahahahahahahahah” = non prendo nemmeno in considerazione l’ipotesi

anche se ci riescono, è qualcosa di artificiale, non è vero sport” = magari ci riescono, metto le mani avanti e mi dissocio.

Queste reazioni sono state dettate dalla paura del limite…o dalla paura che il limite venga superato?

Comunque altro che artificiale. Sabato 5 maggio a Monza è sceso in pista non uno qualsiasi, ma Eliud Kipchoge attuale campione olimpico della Maratona a Rio 2016. Uno che ha macinato così tanti chilometri di corsa per quella medaglia da zittire qualsiasi giornalista.

Kipchoge ha corso la maratona in 2 ore e 25 secondi.
Sono 25 miseri secondi oltre quel limite ritenuto invalicabile. WOW.

Cosa ci insegna questo evento

Innanzitutto che è vero quello che si dive comunemente: se parliamo di qualcosa, significa che è reale. Anche solo parlare di questo tentativo, ha reso più concreta l’ipotesi del superamento.
E questo vale anche per i nostri obiettivi: parlarne con chi ci sta intorno, scinderli in micro-obiettivi, fare come se fosse già realizzati, predispone il nostro cervello a vederli già realizzati. E quindi a farlo più facilmente.
Allo stesso modo devi evitare di esplicitare, e quindi di plasmare, pensieri negativi, eventi che vuoi evitare.
Le parole sono importanti, usale per qualcosa di importante.

Lo stesso Kipchoge ha dichiarato “Si è vero, non ce l’ho fatta…stavolta. Ma ora so che è realmente possibile ed è solo questione di tempo”. Perché realmente il fallimento è solo un feedback e ora non c’è più un limite invalicabile bensì un evento da realizzare, riposizionandolo sulla timeline molto prima dei 10-15 anni ipotizzati.
E anche questo è un esercizio che possiamo fare con i nostri obiettivi.

È importante che si continui, senza ossessione, a ragionare sui limiti.
Perché sapere che nulla ci è precluso, ci consente di declassare tanto o quasi tutto da limite a semplice evento da raggiungere.

 

 

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Giammarco D'Orazio

Mental Coach in sport e business, formatore, professionista della comunicazione con 20 anni di esperienza. Specializzato in Personal Branding
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