Parliamo di talento con Francesco Martelli

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Parliamo di talento con Francesco Martelli

Chi si vedrebbe a fare un’attività ben diversa dal lavoro che gli dà da vivere? Chi si sente risuonare in testa la frase “… eppure tu sei nato per fare ben altro…”?
Se pensi di avere un talento ma non riesci a identificarlo in maniera precisa né a dargli il giusto valore allora questo post è per te!

Francesco Martelli è skill coach, autore e formatore con oltre vent’anni di esperienza nel campo delle risorse umane. Da poco ha pubblicato il suo nuovo libro “Scopri il tuo talento”, un manuale pratico che guida i lettori in un percorso che li aiuta a scoprire, coltivare e mettere in pratica il proprio talento. Alla base di tutto c’è una certezza: che ciascuno di noi ha un potenziale inespresso e che coltivare quel potenziale ci rende felici.

Martelli scrive “Cosa mi riesce benissimo e amo moltissimo fare? Quel qualcosa è il mio talento”: l’autore ci accompagna con domande illuminanti e casi reali che ci aiutano pian piano a fare chiarezza, a trasformare i dubbi in soluzioni, a scoprire o riscoprire il nostro lato creativo e a cementare l’abitudine a un pensiero generativo perché “seguire il talento è proprio la strada ottimale per sciogliere anche le situazioni più difficili”.

In vista dell’incontro a Roma con i lettori, che Skill Academy ha organizzato per giovedì 28 gennaio, ci siamo fatti anticipare da Francesco alcune riflessioni.

Una delle prime cose che ho gustato di questo libro è l’esercizio che proponi per il recupero della nostra storia, dei nostri sogni da bambini. Siamo davvero ancora collegati a quel “noi” di tanti anni fa?
Di sicuro! È un’esperienza affascinante scoprire, o rendersi conto, quanto già da allora mostravamo tracce del nostro talento. A guardare bene c’è un filo conduttore lungo tutta la nostra vita che mostra benissimo chi veramente siamo. Io sono convinto di sì, dentro di noi c’è veramente la creatività e l’entusiasmo di un bambino…anche se in certi casi bisogna veramente andare a scavare in profondità.

Io ho fatto l’intero percorso proposto dal libro e davvero con immensa soddisfazione… devo anche dire che è faticosissimo!!! Facevo un esercizio e poi stavo su quei pensieri anche diversi giorni. Attivare certe riflessioni personali costa fatica. È così anche per gli altri?
Si, me lo hanno detto anche altri lettori. In effetti, gli esercizi che propongo sono moltissimi, il mio intento era dare uno strumento pratico di self coaching, mi premeva che il libro fornisse un aiuto concreto. Per faticare meno si può diluire l’impegno nel tempo: assumere il libro a piccole dosi!

Questa frase mi ha colpito: “tutti sono chiamati, relativamente pochi sono eletti”. Perché?
Purtroppo sì! Conosco tantissime persone di talento che però non sono riuscite a sfruttarlo o a esprimerlo. È come quando un seme che potrebbe dar vita a un albero maestoso cade in un terreno non fertile e rimane inespresso. Nel nostro caso sono di sicuro l’ambiente, i condizionamenti, e gli autosabotaggi che possono portare a non riuscire affatto a esprimersi.

È per questo che scrivi “… anche un ambiente molto agiato può, a livello inconscio, limitare quello che si pensa di poter fare. Specialmente se è qualcosa di nuovo e per di più lo si vuole svolgere in maniera innovativa e fuori dagli schemi sociali…”?
Si. Paradossalmente un ambiente molto agiato può essere tanto limitante quanto uno povero. Ho insegnato per qualche anno creatività in un’Accademia milanese che forma giovani desiderosi di inserirsi nel mondo del Lusso, e non ho mai visto ragazzi con così tante convinzioni limitanti messe insieme! Essere molto benestanti, di buona famiglia, a Milano che è la capitale del lusso… per loro non rappresentava un vantaggio. Incredibile. Non si rendevano conto di essere potenzialmente le persone giuste nel posto giusto…

C’è qualcosa che rischiamo di perdere in questa ricerca del talento?
Si potrebbero perdere, momentaneamente, comodità, sicurezze, amicizie… Sicuramente questo percorso è impegnativo dunque è possibile che si debba rinunciare a qualcosa. Come minimo questo lavoro impegna tempo, quindi forse in certe fasi bisogna rinunciare a qualche svago. D’altra parte le soddisfazioni, la passione e l’energia che ti dà sono immensi.

Parli spesso di “entrare nello stato mentale ideale” prima di fare gli esercizi. Come facciamo a predisporci all’ascolto interiore?
Qualsiasi tecnica di rilassamento o meditazione, praticata per qualche minuto, può andare bene. È efficacissimo imparare qualche tecnica di respirazione, come il Respiro Circolare o elementi di Pranayama. Ma in sostanza l’essenziale è ricordare di non dedicarsi agli esercizi se si è di fretta, distratti, annoiati… È ovvio: se sei in un pessimo stato mentale non verrà fuori nulla di buono dal fare esercizi in quelle condizioni. Se invece riesci ad aspettare momenti migliori o a cambiare “stato” scoprirai davvero delle grandi sorprese in te.

 Per creare una nuova visione della vita e iniziare a fare del talento la propria bussola non resta che cominciare la lettura!

Paola Tambuscio
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