Non si può non comunicare

comunicare braccia conserte

Non si può non comunicare

Dalla nascita alla morte sono soltanto due le attività che facciamo ininterrottamente: respirare e comunicare.
Sebbene siano due azioni fondamentali e vitali, stupisce come la stragrande maggioranza delle persone dedichi così poco tempo ad apprendere il modo migliore per farlo, preferendo impegnare le proprie energie esclusivamente in altri settori.

Nei corsi di public speaking poniamo molta attenzione alla respirazione, in questo contesto vogliamo focalizzarci sulla comunicazione. Ogni essere umano ha bisogno di tre fondamentali competenze per avere successo nella vita:

  1. le competenze di base, cioè le conoscenze generali che acquisiamo con la scuola dell’obbligo e con la vita in società. Sono quindi quelle conoscenze che ci consentono di vivere nella società in modo consapevole;
  2. le competenze tecniche, cioè quelle acquisite con gli studi specialistici e con l’esperienza sul lavoro, o coltivando a fondo i nostri hobby. Sono quindi quelle conoscenze che ci permettono di qualificarci professionalmente;
  3. la comunicazione o la competenza relazionale, che è ciò che ci permette di mettere in pratica al meglio i due livelli di competenza sottostanti. Senza la capacità di comunicare, le nostre competenze di base e tecniche restano inespresse.

Tutto ciò può essere ricondotto ad un principio di base della teoria della comunicazione: non si può non comunicare.
Anche quando evitiamo di parlare, il nostro corpo parla per noi: per questo, ad esempio, da morti comunichiamo che siamo morti.

Le forme di comunicazione che le persone possono utilizzare per farsi comprendere dai propri simili sono tre:

  1. verbale, cioè le parole che utilizziamo nella comunicazione;
  2. paraverbale, cioè il modo con cui le parole vengono dette: volume, tono, ritmo, pause, e così via;
  3. non verbale, cioè le espressioni e i gesti che facciamo quando comunichiamo.

Spesso il linguaggio verbale è secondario rispetto agli altri due per una comunicazione efficace: ad esempio, se facciamo un regalo ad una persona e per risposta otteniamo un “bellissimo, grazie” detto con tono esitante, voce bassa, postura chiusa e espressione facciale che denota delusione, è molto probabile per noi comprendere immediatamente che quelle parole sono di circostanza e che in realtà abbiamo fatto un regalo poco gradito.
L’esempio evidenzia come, in mancanza di coerenza tra le tre forme di comunicazione, il nostro cervello assegna automaticamente più valore alla comunicazione paraverbale e non verbale.

Conoscere e approfondire questi aspetti, consente ad ognuno di noi di essere più efficace e consapevole della propria comunicazione e più capace di comprendere la comunicazione altrui.
Essere più consapevole della propria comunicazione significa anche assumersi la responsabilità di ciò che si comunica. Chi raggiunge questo livello di conoscenza non dirà mai “non mi hai capito” o, peggio, “non capisci nulla di quello che dico”, ma saprà che il significato della comunicazione è nella risposta che ottieni.

Ne consegue che è sempre chi comunica ad avere la responsabilità della comprensione del contenuto della comunicazione, e non è intelligente accampare scuse sulla incapacità dell’interlocutore a comprenderci. Avere ben chiaro questo principio consente di ragionare profondamente sul proprio modo di comunicare, consente di lavorarci per perfezionarlo, consente di acquisire piena padronanza delle relazioni che instauriamo con le altre persone.