Calibrate, gente, calibrate!

ascoltare donna

Calibrate, gente, calibrate!

Dopo tanti anni ancora non smetto di rimanere af-fascinata nel vedere in azione la trappola numero uno della comunicazione tra umani: si chiama DDC, “Difetto di Calibrazione”. Nei negozi, al ristorante, in ufficio, al telefono, a scuola. È una sindrome che, in un’occasione o in un’altra, colpisce tutti.
Vi è mai capitato di avere una fretta tremenda e rimanere letteralmente intrappolati in conversazione con qualcuno? O di aver chiesto delle indicazioni pratiche e aver ricevuto in cambio un’astrusa spiegazione che vi ha fatto capire meno di prima? O di esservi sentiti male nell’ascoltare di una certa cosa o di una certa persona mentre il vostro interlocutore si dimostrava totalmente insensibile al vostro disagio?
In tutti questi momenti il vostro interlocutore era “affetto” da DDC, non si rendeva letteralmente conto di dove stavate voi. Potremmo starci noi dall’altra parte e non calibrare, andando avanti come un treno senza badare a chi ha il piacere o la sventura di ascoltarci. A volte ci si può persino pentire amaramente di aver aperto bocca e pensare “non avrei mai dovuto dire quello che ho detto!”, “non posso più tirarmi indietro!”, “ho rivelato una cosa privata inutilmente!”.
È come scrivere un sms e scordarsi di premere “invio” oppure pensare di aver messo il cellulare in carica e accorgersi di non aver mai attaccato la spina!

Allora che fare?
Quando teniamo davvero a qualcosa, è importante fare un check di tanto in tanto per accertarci che il nostro interlocutore sia con noi. Basta fare attenzione ad alcune “spie”. La persona ci dimostra la sua attenzione, ad esempio ci guarda, oppure fissa in tanti altri punti o peggio è persa nel vuoto? Sbatte le palpebre normalmente, segno che “digerisce” le nostre informazioni, oppure lo fa di rado? Notiamo nella sua linguistica delle frasi come “si, si, ma”, “OK, però…”, “d’accordo… ma io…”? Questi sono dei segnali che ci dicono che in quel momento non siamo affatto convincenti.
Ci ricordiamo di chiedere “vero?”, “sei d’accordo?”, “ti risulta?”? Probabilmente ne riceveremmo una risposta diversa da quella che ci aspettiamo…
Se la persona ha scelto, consciamente o inconsciamente, di non seguirci probabilmente la stiamo irritando, stiamo perdendo il suo tempo e il nostro o stiamo svilendo un prodotto. In ogni caso stiamo viaggiando nella direzione opposta alle nostre intenzioni.

Chi tiene a farsi ascoltare davvero troverà nella programmazione neurolinguistica e in tante discipline collegate – la comunicazione non verbale, la prossemica, lo studio della voce – dei percorsi fenomenali per aprire tutti i canali sensoriali, capire meglio come dire le cose a cui teniamo e diventare credibili e autorevoli.

Paola Tambuscio
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