Quella volta che anche Obama fallì

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Quella volta che anche Obama fallì

Barack Obama non è soltanto il Presidente degli Stati Uniti e, per giunta, il primo afro-americano. Obama è una delle più grandi icone del nostro tempo: è l’esempio perfetto di Personal Branding, è citato in tutti gli esempi di public speaking, è l’incarnazione del carisma e della leadership, è la case history ideale del crowdfunding.

In questi giorni si sono svolte in America le elezioni di midterm (metà mandato): nonostante la possente macchina elettorale, anche in questo caso il risultato è stato negativo per il Presidente in carica, come è spesso accaduto nella storia americana.
L’occasione è ghiotta per analizzare quello che è invece uno dei suoi pochi fallimenti personali.

È il 3 ottobre 2012, siamo nel pieno della campagna elettorale presidenziale: Obama, presidente in carica e candidato democratico, si oppone a Mitt Romney, candidato repubblicano. C’è il primo dibattito televisivo, un evento mediatico anche se in poche elezioni è stato realmente decisivo. Obama ci arriva con un vantaggio netto nei sondaggi, Romney invece con un’immagine definita  spocchiosa ed arrogante.
Il dibattito fu un disastro per Obama: impacciato, indeciso su alcuni argomenti e troppo vago su altri, forse troppo imbrigliato nel suo ruolo istituzionale di Presidente. Romney invece fu preciso, incalzante ed addirittura simpatico in alcuni passaggi.
Il giorno dopo, le intenzioni di voto erano completamente ribaltate: in seguito, forse un po’ ingenerosamente, diversi commentatori dissero che Obama fu rieletto solo grazie all’arrivo pochi giorni dopo dell’uragano Sandy.

Quindi le centinaia di ore di allenamento sul public speaking non sono servite ad Obama? Quindi la tanto acclamata PNL, studiata per anni da Obama, non è servita a nulla? Quindi anche il talento oratorio del Presidente è tutto da ridefinire?
Assolutamente no! Questo esempio ci deve indurre a pensare esattamente il contrario.

Innanzitutto, come nello sport, esiste un avversario: in questo caso Romney, consapevole del suo ritardo di consenti sul Presidente in carica, e forse consapevole anche di un suo deficit di leadership, si è preparato utilizzando tecniche e strumenti che gli hanno consentito di sentirsi a suo agio in quella situazione.

C’è poi una considerazione di natura tecnica: come spesso ricordiamo nei corsi, esiste il talento innato, che deve essere supportato da un’adeguata preparazione in ogni occasione, ancora di più in quelle importanti dove si devono gestire emozioni ed anche imprevisti. In questo caso l’imprevisto fu proprio l’atteggiamento completamente diverso di Romney. I retroscena raccontano di un Obama che si preparò pochissimo, perché impegnato nelle vicende internazionali, mentre Romney ed il suo staff studiarono per mesi ogni singola situazione ed ogni singola opzione successiva alle risposte del Presidente.

Infine c’è una considerazione che definirei motivazionale: Obama è uscito sconfitto in un dibattito ripreso da tutto il mondo, il giorno dopo tutti i media parlavano di una sconfitta netta, chi ha investito un dollaro o centinaia di migliaia di dollari nella sua campagna era scettico sulla vittoria. Bene: secondo voi, senza la giusta preparazione, senza l’adeguata conoscenza della propria mente e di quella dello sfidante, Obama o chiunque altro sarebbe riuscito a ribaltare questa situazione?

Morale: nessun grande talento può essere vincente senza un’adeguata preparazione.
Corollario: un’adeguata preparazione può portare una persona priva di talento ad ottenere ottimi risultati.

Giammarco D'Orazio
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